VERONA 17 MAGGIO
di dolore e di r- esistenza
al rancore padano leghista, fascista e nazista
e per la riaffermazione gioiosa
di esistenze in divenire singolari e comuni
La Lega Nord di Verona diffonde un "macabro" manifesto in cui si definisce
i 5 naziskin
"eroi padani",
i 5 naziskin che hanno ucciso a Verona Nicola Tomassoli,
sono coloro che hanno deciso arbitrariamente come si fa in qualsiasi sistema totalitario che il loro "nemico da uccidere" non fosse quello o quel altro diverso che hanno eretto a capro espiatorio della loro propaganda,
ma affidando la scelta al destino e così togliersi anche la responsabilità politica,
e come in una roulette russa il primo estraneo o "foresto" che avrebbero incontrato per la strada;
e quella sera del 1 maggio 2008 a Verona incontrarono il "loro non simile", Nicola ".
In 10mila a Verona per Nicola, ucciso dai neonazi
di Marco Filippetti
Sopra l'articolo una foto con i manifesti sequestrati dalla magistratura veronese e firmati Lega
(i manifesti della Lega sequestrati solidarizzavano con i 5 naziskin veronesi che hanno ucciso Nicola Tomassoli, apostrofandoli come "eroi padani")
Una Verona blindata, plumbea, ha accolto le tante migliaia di giovani arrivati da tutta Italia e in special modo da Roma e dal Centro-Nord, in ricordo di Nicola Tommasoli, il giovane ucciso di botte da cinque neonazisti la notte del primo maggio. Tanti, non tantissimi, ma tanti: 10mila secondo gli organizzatori (oltre tremila per la Questura) hanno sfilato per le strade di Verona fino a piazza delle Erbe, dove la manifestazione si è chiusa con comizi volanti dagli altoparlanti montati su un camioncino.
Il corteo "antifà" (antifascista, come si dice ora) è stato promosso dall'Assemblea cittadina «Per sconfiggere l'intolleranza, il razzismo», che riunisce molti centri sociali e varie sigle della sinistra e vuole essere una risposta politica al pestaggio nazista. E si è chiuso senza oratori ufficiali o palco.
In testa al corteo e a chiudere con gli interventi finali sono stati gli amici del ragazzo ucciso e i giovani del centro sociale Chimica , e altre associazioni e collettivi veronesi.
Dietro lo striscione di che apriva il corteo - con la scritta «Nicola è ognuno di noi»- molti studenti universitari e delle scuole superiori di Verona. Subito dietro una nutrita pattuglia di "No Vat", gay e lesbiche che avevano in programma una manifestazione a Venezia per la giornata mondiale contro l'omofobia e hanno spostato l'appuntamento a Verona legando la questione della discriminazione sessuale a una comune battaglia contro l'intolleranza. Tra loro anche cartelli del movimento "No Dal Molin" contro la realizzazione della nuova base americana di Vicenza e dei "No Tav".
Ancora dietro, a metà corteo, lo spezzone più "duro", quello dei centri sociali - sei pullman soltanto dalla capitale - protetto da un servizio d'ordine suddiviso in cordoni. In coda, sindacati e partiti, con esponenti politici nazionali come Emanuela Palermi del Pdci, Gennaro Migliore di Rifondazione, l'eurodeputato del gruppo Gue Vittorio Agnoletto, il direttore del quotidiano Liberazione Piero Sansonetti.
Non è stata certo una manifestazione allegra, oltretutto il tempo era brutto, con pioggia a tratti. E qualche momento di tensione fin dalla partenza, con dimostranti fermati alla stazione di Bologna e a Brescia per problemi di controllo dei biglietti collettivi. A Verona, la città li ha accolti come città blindata, con agenti in tenuta antisommossa dispiegati sia davanti che dietro, molti negozi chiusi e solo poche bandiere della pace appese ai balconi lungo il percosro della manifestazione.
L'episodio di contestazione più "duro" è avvenuto poco dopo la partenza, quando qualcuno dei ragazzi ha scritto una frase contro il precariato sulla vetrata di un'agenzia interinale chiusa e la polizia è intervenuta con una breve carica, spezzando il corteo. Ma poi la manifestazione è ripartita e si è conclusa senza arresti o incidenti.
«Basta morti per mano fascista, basta violenze, non è bullismo questo e ogni sera a Verona succedono aggressioni, non è un episodio casuale, non è teppismo qualunque», grida al megafono un ragazzo. Altri portano cartelli contro il sindaco Tosi per il quale l'uccisione di Nicola Tommasoli è solo «un episodio che non fa testo, succede una volta su un milione». Lui, nella sua carriera politica con i neonazisti c’è andato a braccetto - è stato ricordato anche negli interventi finali -, e continua a premere sul tasto della sicurezza ma senza darle colore: «Riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza – dicono i manifestanti – ha alimentato una forma di “insicurezza” che legittima la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo – proseguono – poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché – concludono – non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola».
Nicola, si legge del resto nell’appello della manifestazione "antifà", «è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e “semplicemente” perché estraneo, non familiare, non compatibile».
Negli interventi finali in piazza delle Erbe, la piazza dei giovani, dell'aperitivo, dove -hanno denunciato in molti - si sono verificate tante aggressioni dei naziskin, il senso della manifestazione di sabato è sembrata proprio quella di una riconquista della città a una convivenza più civile, democratica, dove non si debba più rischiare un pestaggio per una sigaretta non data, i capelli un po' più lunghi o un'idea di diverso colore.
testo tratto dall'Unità del 18.5.08.
A Verona in quella manifestazione di dolore e gioia:
Tra le immagini che conservo della manifestazione di Verona del 17 in memoria viva ed attiva di NICOLA,
é quella storica sequenza di immagini e parole che Bertolucci ha imortalato con il suo film "Novecento";
tale immagine o sequenze d'immagini neorealiste continuavano a scorrere sovrapposte al mio sguardo d'attesa di futuro per tutta la manifestazione;
tante bandiere rosse con tante stelle, martelli e falci bianche e gialle che svettavano sopra le teste dei dimostranti dentro serrate file militanti marciavano silenziosi e ripetendo antichi ritornelli o parole stanche di novecento -uno di essa ripetuta all'infinito :
" il fascismo non passerà";
ciò mi generava un ulteriore sentimento di malinconia nel mio animo già ferito ed addolorato per la scomparsa di Nicola;
solo qua e là sparsi e soffocati tra serrate file di militanti "autonomi",
rari saltellanti lembi violacei di futuro che facevano emergere testi e corpi e forme di vita in divenire sempre più minacciate assieme agli altri loro molti nemici diversi nei vari territori metropolitani dalle nuove formazioni di casepound(destre e forzanoviste) o di casepadane(leghiste);
da uno dei lembi una scritta che apre una finestra sulla crisi antropologica maschile del XXI Secolo, secolo che ripropone antiche discriminazioni "deliranti, patriarcali e maschiliste":
SIAMO QUI PER NICOLA E PER LORENA
(LORENA è la ragazza quattordicenne stuprata, uccisa e bruciata da coetanei perchè temevano che fosse incinta);
E dallo spazio poco più in là in coda,
le forme variabili di vita di antifa-bo e queer-bo canti anarchici e libertari
ed un lenzuolo rosso di versitudine teso da un punto al'altro della strada
con tre nere ciligie all'angolo ed alcuni ed alcune che
urlavano felici "il gustlo di maggio della ri-e-voluzione";
poi alla fine incontro un signore-compagno con cappello di paglia ed accento veneto-siciliano che mi porge un testo poetico per Nicola da lui composto:
PER NICOLA
me ne andrò
a spasso
con l'amaro in bocca
e nei passi avrò
un pesante dolore.
Saprò contenere
la morte di un amico,
dove sei muratore
smaltami
l'angoscia trimestrale,
rendimi bello.
In questo tempo
viaggio senza treno.
Rauco cantro della notte
insegnami ad amare
i morti.
/il testo è di un compagno che mi si presenta come LUIGI PEDILARCO/